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Treacle tart e golden syrup

La tracle tart è un dolce tradizionale britannico, molto popolare e di origini povere. I due ingredienti principali che la compongono sono il pane e la melassa. Non ci sono spezie, né frutta né ingredienti costosi.La ricetta prevede l’utilizzo del golden syrup, uno sciroppo di zucchero molto famoso nei paesi anglosassoni. Ho cercato di reperirlo anche qui, ma non ci sono riuscita. Quindi ho deciso di farlo in casa. L’operazione è molto demplice, lo sciroppo può essere preparato anche in grandi quantità e poi conservato in vasetti di vetro. Si utilizza per le torte e i biscotti, li rende più morbidi e ne migliora il gusto.

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Books: La parte più tenera e la torta del diavolo

Ruth Reichl è la critica gastronomica più famosa d’America, io l’ho conosciuta per la prima volta attraverso questo libro. Un libro ricco di ricette legate insieme dal racconto autobiografico della sua vita, soprattutto nel rapporto conflittuale con la madre e la cucina.

Un rapporto, quello con il cibo, cresciuto nel tempo. Da una madre a cui cerca di impedire di avvelenare gli ospiti, con i suoi strani miscugli di roba in scatola. Alla governante che le insegna a muovere i primi passi in cucina. Ruth ripercorre tutta la sua carriera universitaria e lavorativa, attraverso una serie di ricette, ognuna legata ad un personaggio conosciuto lungo il suo percorso o ad un momento di transizione della sua vita.

Ho scelto questa torta facilissima, legata al suo periodo adolescenziale. Ruth la prepara per gli amici per la colazione, dopo serate di baldoria.

“… Questi giovani hanno sempre fame. E aveva ragione. Ma ciò che preferiscono sono i dolci, e quell’anno scoprii il segreto di ogni cuoco esperto: i dessert sono un trucco facile facile. Piacciono sempre, anche quando vengono male. E così mi specializzai in torte, grata all’alchimia che è in grado di trasformare farina, acqua, cioccolato e burro nella torta del diavolo e di farla sparire in un baleno …”

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Kataifi ripieni di noci e ricotta con sciroppo al miele di arancio

Eccomi con la seconda proposta per l’Mtc, quella dolce. Il protagonista della sfida è il miele, proposto dai vincitori del mese precedente Eleonora e Michael del blog Burro e Miele. La proposta salata riguardava gli struffoli, quella dolce è dedicata al caro ricordo di vacanze in Grecia con la mia famiglia. Vacanze trascorse in un piccolo paese sulla costa ionica, in una deliziosa pensione a conduzione familiare lontano dai circuiti turistici. Vacanze meravigliose tra un mare cristallino e il profumo di cucina casalinga, con pelatrice ufficiale fissa di patate e cipolle.

Il pomeriggio, di ritorno dal mare, tappa obbligatoria in pasticceria. Bei tempi, quando non c’erano problemi di linea. La pasticceria era inondata di profumo di miele, dolce, fragrante e a tratti quasi stucchevole. Piccoli pasticcini grondanti, ripieni di pistacchi immersi in questo sciroppo dolcissimo. Oltre alla classica baklava, quello che attirava sempre la mia attenzione erano i kataifi. Il nome indica sia la pasta kataifi che il tipico involtino ripieno di pistacchi e ricoperto di sciroppo al miele. Fili sottilissimi e croccanti con un ripieno morbido e profumato.

Questa tipologia di dolci è presente in tutto il bacino mediterraneo. Con piccole variazioni, di nome e di forma, si trovano nella tradizione, turca, albanese e levantina. La pasta kataifi è assimilabile alla pasta fillo, ma presenta un impasto più liquido che viene versato, attraverso un imbuto con buchi piccolissimi, su una piastra rovente. I fili così ottenuti, vengono poi usati per involtini o sfoglie con ripieni prevalentemente di frutta secca.

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Ravioli dolci al forno con castagne e cioccolato

Oggi si festeggia S. Apollonia, la protettrice dei denti. In occasione della tradizionale festa, in un piccolo paesino della Brianza (Viganò), si preparano i ravioli dolci. Il Calendario del Cibo Italiano, promosso dall’Aifb, oggi celebra questi dolcetti deliziosi.

Puoi curiosare sulla storia e le origini di questa tradizione nella pagina dedicata alla Giornata Nazionale dei Ravioli Dolci di S. Apollonia. La bravissima Manuela Conti si è occupata dei festeggiamenti ufficiali. Io partecipo alle celebrazioni riproponendo una piccola ricetta, con la mia versione dei ravioli dolci … quelli di Benevento.

La ricetta in questione è una versione modificata di un dolce tipico di Benevento. Si prepara per le festività natalizie ed è rigorosamente fritto. I ravioli fritti beneventani sono una dolce tradizione nei pranzi di Natale in famiglia. Ho provato a cuocerli al forno e ad apportare qualche modifica alla ricetta tradizionale.

Facendo parte della cultura culinaria popolare, i ravioli fritti non hanno una ricetta ufficiale. Ogni famiglia e ogni piccolo paese ha la sua preferita e potrebbe giurare di possedere quella giusta. Ma io considero questo tipo di tradizioni open source, aperte a modifiche, aggiunte e sperimentazioni. Quindi non avere paura, puoi provarli anche fritti in olio di girasole, o arricchiti con altri ingredienti, come noci o frutta secca.

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Migliaccio all’arancia

Ecco è arrivato anche il Carnevale. Oggi inizia ufficialmente la Settimana Nazionale del Carnevale nel Calendario del Cibo Italiano, promosso dall’Aifb. Nel blog è presente già una versione del migliaccio, ma in onore del Calendario e per festeggiare al meglio questa settimana ho voluto rifarlo apportando alcune modifiche.

Il migliaccio è un dolce tipicamente campano, ma alcune versioni anche salate possiamo trovarle sia nella tradizione marchigiana che toscana. Persino l’Artusi parla di migliaccio romagnolo¹, preparato con sapa e sangue di maiale. Un tempo era preparato con farina di miglio (da qui il nome) con aromi e frutta candita. Il consumo di farina di miglio ha raggiunto il suo apice proprio nel Medioevo, per poi subire un lento declino a favore di altri cereali più produttivi.

Il periodo del Carnevale era immediatamente successivo al periodo di macellazione del maiale. Quindi molto probabilmente anche il migliaccio napoletano un tempo conteneva sangue di maiale². Come ci conferma anche l’Accademia della Crusca, il termine dal latino medievale miliaccium, compare a Napoli già nel 1016 con valore di pane di miglio. La forma italiana migliaccio risale al 1310 nell’uso del fiorentino Dino Compagni, con valore di impasto di sangue e farina. Nella tradizione gastronomica toscana è sinonimo di castagnaccio³.

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